Stefania Ercolani (Siae): “Soundreef in store non è un’alternativa low cost a siae – Prima Parte

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata telefonica con Stefania Ercolani, direttore ufficio multimedialità di SIAE. Chi dice che SIAE non sia cambiata negli ultimi tempi sbaglia di grosso. La sua voce oggi è più chiara e tante procedure sono state davvero semplificate. Per questo la presunta contrapposizione Davide / Soundreef contro Golia / SIAE, ovvero la ‘guerra’ tra libertà & progresso del nuovo contro il “monopolio” del vecchio di cui spesso si legge sui media è francamente ridicola. Eppure il messaggio che passa, sui media, è soprattutto questo. Sia chiaro, SIAE non è perfetta, ma tutela con efficienza i diritti di autori, compositori ed editori. Non è certo quel carrozzone di inefficienze plurime che tanti descrivono in dettagli che non possono conoscere. La tutela del diritto d’autore è infatti materia complicata anche per chi se ne occupa davvero, nei tribunali o sul territorio. Chi sui media racconta queste materie potrebbe farlo facendo ipotesi, descrivendo problemi, non solo mitizzando lo ‘splendido nuovo che avanza’. Mai e poi mai, ad esempio, sui media si racconta cos’è Soundreef In Store. Su Soundscapes.it, grazie ad AMP, spazio per questa materia c’è, eccome.

Nell’ultimo anno la rete commerciale, soprattutto al Nord, grazie anche a tanti nuovi centri commerciali, è stata davvero rinnovata ed il livello musicale e sonoro di quanto diffuso nei negozi si è decisamente alzato. Sta crescendo anche una vera cultura dei diritti musicali?

“Nel tipo di spazi da lei descritti, la qualità della musica, la sua personalizzazione è probabilmente davvero cresciuta. Chi ha una SPA sa oggi perfettamente che l’utilizzo di musica rock è di solito poco consigliabile. In un certo tipo di esercizi c’è davvero più consapevolezza musicale. Si è capito che la musica giusta serve davvero allo spazio commerciale. Purtroppo negli esercizi più piccoli, magari in provincia, i gestori non sono allo stesso livello. Dal punto di vista dei diritti, dell’effettivo pagamento, la rete SIAE è comunque davvero diffusa sul territorio. I diritti di esecuzione vengono pagati con regolarità. Chi in SIAE lavora in una certa zona ha la possibilità di conoscerla bene e tenere sotto controllo anche utilizzazioni minimali. Purtroppo ultimamente subiamo non poco disturbo da chi come Soundreef si muove con grande aggressività, utilizzando compensi bassi, e non l’efficienza e la qualità, per farsi spazio”.

E’ veramente difficile paragonare il servizio in-store di Soundreef, basato su ristretto repertorio di dubbia qualità, con il repertorio di SIAE, che comprende tutta o quasi la musica oggi disponibile.

“E’ vero, ci sono differenze enormi, per chi conosce la musica e pure per il cliente / pubblico medio, perché quando il ‘sottofondo musicale’ è di bassa qualità, diventa davvero fastidioso. Soundreef sta poi creando una grande confusione nella testa dei musicisti. Gli interlocutori di Soundreef sono artisti spesso agli esordi, non tecnici informatici o specialisti in diritti musicali. Questa società si paragona infatti a SIAE, SACEM o GEMA, società che fanno un lavoro puntuale, granulare per decine e decine di migliaia di associati. Quelli di SIAE sono oltre 80.000, quelli delle nostre consorelle anche di più… e vengono tutti rispettati e trattati allo stesso modo. Soundreef invece questa cosa, nei fatti, può permettersi di non farla. Ad esempio, lei domani può iscriversi online a Soundreef fingendosi Franco Migliacci (storico paroliere di “Nel blu dipinto di blu” e mille altri successi, NDR) o Vasco Rossi e Soundreef registra la sua iscrizione. Non è neppure necessario inserire il proprio codice fiscale, non viene effettuata nessuna verifica… e con questi numeri non verificati Soundreef comunica ai potenziali utilizzatori ed ai media di avere 11.000 associati. Sono bravissimi a raccontare la loro storia di innovazione, ma i fatti dicono il contrario”. [Leggi la seconda parte]