Quando programmi tv e radio fm sono out. E quando Spotify diventa illegale
televiisone e radio in luoghi pubblici

Durante la spesa settimane, in pausa pranzo o mentre corriamo sul tapis roulant: in ogni spazio della nostra quotidianità siamo costantemente accompagnati da un sottofondo musicale.
Potrebbe essere piacevole, di certo, se non ci fosse un piccolo ingrediente: la mancanza di definzioone. Per chi sceglie la filodiffusione nella propria attività commerciale la scelta di un emittente radio o tv può sembrare un plus, un aggiunta all’esperienza d’acquisto dell’utente. Non sempre però il risultato è positivo: molto spesso anzi, ci si trova alle prese con un arma a doppio taglio.

Se per risparmiare si sceglie di non assoldare un professionista i rischi sono alti. I music provider (decine e decine in Italia, riuniti nell’associaizone AMP) che offrono un servizio a pagamento sono in grado
di definire un disegno musicale ad hoc e spot radiofonici o video sui servizi offerti dalla vostra attività. Si aggiungono anche altri costi certo, quelli di SIAE e SCF, che vanno corrisposti in ogni occasione di diffusione audio e video in luogo pubblico.
Insomma, volendo risparmiare non si pensa certo di affidarsi ad un music provider che offre un servizio pagamento, certo. Ma quanto costa in realtà scegliere un servizio gratuito?

tv in luogo pubblico

Diffondere radio o tv pubbliche significa non scegliere i contenuti, e, rischio con alta incidenza, trasmettere la pubblicità di potenziali concorrenti. Un costo forse assai più alto del servizio dedicato.
E anche per i borderliner che hanno usato Spotify finora c’è ormai poco scampo: le condizioni d’uso del servizio che vi fa creare la vostra playlist del cuore mette in chiaro che l’uso è privato. Spotify premium o free sono servizi dedicati esclusivamente all’ascolto personale o casalingo. Non si scappa.

Conviene, a conti fatti, affidarsi ad un servizio di diffusione che non è stato creato apposta per voi? Ragionandoci, sarebbe come eliminare il lavoro di chi cura l’illuminazione o l’allestimento del punto vendita. Immaginate i risultati?