La musica: quante sfaccettature!

Le note musicali, in fondo sono solo 7, ma le possibilità che la musica offre sono infinite, come infiniti gli studi che può ispirare.
Nel dipartimento di psicologia dell’università di Milano Bicocca gli studi sulla musica sono davvero di casa: l’ultimo, in ordine di tempo, è quello pubblicato sulla rivista Nature Scientific Report che ha cercato di capire il ruolo della musica sui processi percettivi e cognitivi.
Questo studio è stato coordinato dalla prof.ssa Alice Mado Proverbio docente di Neuroscienze Cognitive che già in passato ha effettuato altri studi con argomento centrale la musica.
Al pari del linguaggio verbale, viene insegnato e si studia in specifiche accademie.Similmente i benefici dell’acquisizione del linguaggio musicale sono massimi se acquisito da piccoli.La musica ha un potere straordinario nei confronti del cervello e della mente umana, che induce una forte plasticità.Aumenta la connetività e produce sinaptogenesi, non solo ippocampale.
Sono note le sue proprietà analgesiche e rilassanti, per esempio, in pazienti depressi o oncologici.Ha effetti rilevanti nella nella riabilitazione neuropsicologica specialmente motoria e nel Parkinson.Facilita la comunicazione e induce a danzare(stimolando la corteccia motoria e i gangli della base).
Fa ricordare eventi della propria vita e induce buonumore in pazienti con demenza od Alzheimer.
Il suo studio precoce migliora l’acquisizione della capacità linguistica in bambini disleccici o con defici cognitivi, e fornisce una stimolazione molto potente per i non vedenti, e gli individui autistici.E’ una delle prime elaborazioni culturali degli ominidi.
Si reputa che i Neanderthal cantassero,pur non sapendo parlare; ha potenti effetti consolatori sul lutto o le pene d’amore: qualunque neonato viene indotto al sonno da una dolce ninna-nanna, ma soprattutto è il inguaggio universale delle emozioni ed il suo ascolto produce felicità stimolando il nucleo accumbens.Come non studiarla dunque dal punto di vista neuroscientifico?In questo lavoro di ricerca gli studiosi hanno reclutato 54 studenti universitari dell’ateneo, tutti non musicisti, che sono stati invitati dapprima a guardare le immagini di 56 volti di uomini e donne in associazione ad un sottofondo che poteva essere musica jazz o suoni della natura come il rumore delle onde.Nella fase successiva gli stessi studenti hanno visualizzato 300 facce sconosciute con un sottofondo che in una fase precedente, era stata qualificata
come commovente o gioiosa da 20 giudici, oppure le immagini sono state visualizzate con il sottofondo musicale:i ragazzi hanno dovuto indicare se si trattava di facce già viste o del tutto sconosciute.La memorizzazione delle facce si è rivelata più efficiente quando la visione era avvenuta in silenzio o corredata da una musica toccante, mentre i suoni della natura o le musiche gioiose hanno distratto troppo dalla memorizzazione.Non è un caso, quindi, che i registo scelgano le musiche più belle per sottolineare le scene clou di un film e forse, anche la musica giusta può cambiare le sorti di un appuntamento.Conclude infatti la prof.essa Proverbio: l’ascolto della musica è infatti in grado di stimolare direttamente il nostro cervello emotivo, sistema limbico, corteccia temporale, amigdala, nucleo accumbens (centro sel piacere), circuito dopaminergico del rinforzo.
Per questo motivo è da sempre usata nelle serenate e nei canti d’amore, anche in altre specie animali, durante il corteggiamento.