Italiano trasforma oggetti in musica e fa boom nel mondo

È un uomo magico, Bruno Zamborlin, vicentino, 32 anni. Cosa fa? Ha inventato un dispositivo (Mogees) che trasforma tutti gli oggetti in musica. Partito con poche decine di migliaia di euro, ha creato a Londra una startup di 15 persone, ha raccolto più di 2 milioni di finanziamenti e vende il suo prodotto in oltre 20 Paesi nel mondo.
Di base Bruno è un informatico, ma ha da sempre una grande interesse, quella per la musica. Due passioni che lo portano lontano. Prima alla Ircam di Parigi (Istituto che fa convivere ricerca e creazione musicale). Fa domanda, inizia uno stage e poi viene assunto per tre anni. Lì studia il rapporto tra i movimenti del corpo dei ballerini e la musica. Poi si trasferisce a Londra dove vince un dottorato alla Goldsmith, università specializzata nelle arti, scienze umanistiche e sociali: «Ragionavo su come fosse difficile creare musica elettronica, ci volevano tanti strumenti (mouse, tastiere…) e non si usava per nulla il linguaggio del corpo. Ho pensato a un dispostivo che portasse la musica elettronica fuori dagli studi. Qualcosa che non fosse uno strumento musicale, ma che trasformasse tutti gli oggetti in musica» racconta Bruno.
«In sostanza – spiega Bruno mostrandoci l’oggetto su Skype – è un sensore che può essere attaccato a qualunque tipo di oggetto (alberi, tavoli, attaccapanni, una porta…). Cosa fa? Riconosce le vibrazioni create quando percuoti l’oggetto e le trasforma in musica. Insomma, ti consente di suonare l’oggetto».
Quando l’idea è ancora in fase di progettazione, gira un video dove dimostra come avrebbe funzionato il dispositivo. Postata su YouTube la clip fa boom (300mila visualizzazioni): «È lì che ho capito che potevo fare qualcosa da mettere anche sul mercato. Ho cercato soldi tra famiglia e amici e messo miei risparmi. In totale 20mila sterline con cui ho aperto una Ltd a Londra».
Bruno ha bisogno di testare il prodotto. Mogees è un’idea magica, ma sa che avrebbe avuto difficoltà a spiegarla agli investitori. Vuole dimostrare loro di avere un mercato. La strada migliore e più veloce per farlo è il crowdfunding. Su Kickstarter Mogees va due volte e in entrambi i casi è un successo: in totale fanno 300mila euro, con 1.500 dispositivi già venduti.
A questo punto può andare dagli investitori e sceglie di trovarli in Italia: «Ho contatto M31 incubatore di Padova specializzato in tecnologie e hardware. Ho presentato l’idea e abbiamo raccolto il primo milione». A questo round ne sarebbe seguito poi un altro milione, con la partecipazione di Giuseppe Visentini di Iag.
Il dispositivo ha fatto già innamorare musicisti, dj, artisti, come Jean Michel Jarre, considerato tra i papà della musica elettronica. È distribuito in 20 Paesi (Stati Uniti,Giappone, Arabia Saudita). Viene venduto a 129 euro. Tra poco Bruno e il suo team di 15 persone lanceranno una versione per bambini: «Servirà ad educare i bambini alla musica e a farli divertire. Speriamo così di raggiungere un mercato di massa».

Oggi Bruno oltre ad essere uno startupper di successo, è un ragazzo conosciuto in tutto il mondo: BBC, Wired, Guardian, tutti i giornali più importanti al mondo hanno scritto di lui. Le chiavi del successo? Le spiega lui stesso: «Usare il crowdunding per testare il mercato può essere molto utile. Poi è importante lavorare con partner che amano il prodotto quanto te. Il segreto per riuscire è nella condivisione degli obiettivi. Trovare cioè un equilibrio tra le tue aspettative, quelle dei clienti e degli investitori».