Gli anni ’60 e la filodiffusione

Negli anni ’60 in Italia nei luoghi di lavoro, come studi professionali, sale d’attesa o anche in abitazioni private era diventata di moda la filodiffusione, un sistema di trasmissione della musica e dei programmi radiofonici attraverso il doppino telefonico.

In quel periodo la comunicazione via etere in AM (ovvero modulazione di ampiezza) lasciava un po’ a desiderare e il mezzo utilizzato dalla filodiffusione era decisamente molto valido. Questo sistema era stato copiato dalla Svizzera, dove era operativo già da trent’anni, visto che questa nazione, per la sua struttura morfologica, aveva difficoltà nella trasmissione e nella copertura radio.

Il servizio della filodiffusione è ancora oggi appannaggio della RAI ed è prerogativa soprattutto di un target di persone che ascoltano prevalentemente musica classica e programmi di un determinato livello culturale.

Con l’avvento della radiofonia privata negli anni ’70, le abitudini della gente sono radicalmente cambiate, e non solo l’offerta della musica, ma la scelta dei generi musicali si è moltiplicata, diventando parte integrante della vita quotidiana di ognuno di noi.

Anche il modo di fruire la musica è cambiato: negli anni ’60 radio, mangiadischi e registratori a cassette, ci permettevano di ascoltare quello che altri avevano programmato nel palinsesto per il vasto pubblico all’ascolto, oggi I pod , cellulari, Iphone e tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione, hanno reso possibile la fruizione di una musica sempre più PERSONALIZZATA.

E proprio in questo termine personalizzata che sta il nucleo della radio in store.