Forum retail 2017: tanti panel ma poca attenzione alla musica (che è e sarà essenziale)

Come sarà il punto vendita del futuro? Il 30 novembre e l’1 dicembre 2017 prova a raccontarlo Forum Retail 2017, in programma al Milano Atahotel Expo Fiera. La manifestazione, oltre che essere un importante punto di incontro per produttori di tecnologie e servizi per il punto vendita e chi di tutto ciò ha bisogno (catene, negozi, pubblici esercizi, etc), offre una serie di incontri e conferenze davvero interessante.

Ad esempio, in un panel si dà la parola a ben sei speaker che raccontano il rapporto tra retailer e costumer journey. Oggi si parla tanto di influencer: ma quali metriche prendere in considerazione per la scelta di un influencer- engagement, reach, frequenza di contenuti pubblicati e area di competenza – e quali risultati ottenuti dalle campagne realizzate?

Molto interessante e pure divertente anche il panel a porte chiuse: “Cosa possono imparare gli Amministratori Delegati dai Musicisti?”, moderato da Ruben Jais, direttore artistico e non solo de laVerdi, orchestra milanese. Ho fatto il direttore di palco per quell’orchestra quando Jais era ‘solo’ il responsabile (di fatto) del coro e la sua energia si notava anche allora. Un’orchestra di medio livello come laVerdi diventa sublime quando la dirige un genio Carlo Maria Giulini… ne ho le prove perché ho avuto il privilegio di ascoltare alcune prove. Il miracolo accade anche quando alcuni degli orchestrali che ne fanno parte non lo capiscono, non lo sentono, non lo apprezzano. La musica in questo è unica o tale fenomeno si può applicare anche al retail?

Nella presentazione del programma dei vari incontri la parola musica ricorre una sola volta, solo e soltanto per il divertente panel sul team working citato qui sopra, quasi che la business music non sia in fondo così importante per definire la customer experience.

In realtà è vero il contrario: visto che quasi tutti i top brand del pianeta usano la musica nei loro punti vendita, sembra essenziale cercare di capire come il suo utilizzo possa cambiare, evolversi, integrarsi ad esempio con il video (…).

Il problema è che “la musica in negozio” non è un prodotto, come un nuovo schermo Oled, né una tecnologia “intelligente”, o una senz’altro straordinaria brochure e neppure un commesso robot che riesce a convincere ogni potenziale cliente. La business music è molto difficile da vendere, soprattutto quella di qualità che un po’ costa, ovviamente.

La differenza tra un’ottima business music ed un sottofondo di cattiva qualità è difficile da raccontare a chi non ha competenze già oggi, per quel che riguarda il presente. Provare a ragionare sulla musica del punto vendita del futuro è ancora più difficile, ma forse proprio per questo è ancora più difficile provare a farlo.

Si può star certi che i retail manager dei top brand del pianeta (Nike, adidas, Walmart, Kohl, Tiger, CostCo…) senza farlo sapere troppo, lontano da convegni e manifestazioni pubbliche in cui i segreti mica si raccontano, alla faccenda stanno pensando parecchio.