Come calmare i bambini con la musica

In prossimità dell’adolescenza dei nostri figli, ci si rende magicamente conto del perché il ricorso a calmanti e tranquillanti risulti spesso l’unico modo per prendere sonno e del perché tutta la musica che ci entusiasmava quando eravamo (più) giovani ora ci appare come un rumore di fondo, fastidioso alla stregua di un cantiere aperto, dato che le nostre povere orecchie sono state martoriate per anni da ogni genere di vocalizzo, lamento, piagnisteo, richiesta insistente, pianto, urletto e capriccio, fino al punto di farci apprezzare la quiete e il silenzio come se fossero il bene più prezioso del quale l’umanità abbia mai disposto.

Prima che giungano i giorni in cui una moderata porzione di silenzio rappresenterà un porto franco nel quale approdare a fine giornata e che la paura del vuoto acustico scompaia, esattamente come se n’era andata quella del buio molti anni addietro, melodie, suoni e canti possono tuttavia divenire la nostra ancora di salvezza quando ci troviamo alle prese con un bambino piccolo piuttosto irrequieto e quando tutte le altre soluzioni presenti sull’enciclopedia medica infantile hanno prodotto un clamoroso buco nell’acqua o addirittura l’effetto opposto.

In caso dunque abbiate cercato di lenire le sofferenze del vostro piccolo tentando di cullarlo dolcemente, parlandogli a bassa voce, offrendogli il vostro generoso seno, facendogli fare pazientemente il proverbiale ruttino, sottoponendolo ad ogni sorta di esame clinico volto ad escludere misteriose patologie (l’unica malattia all’origine del pianto incessante generalmente si chiama infanzia ed è incurabile nel breve termine), prendete coraggio, fate un bel risciacquo alla gola, schiaritevi le corde vocali e nel contempo preparate lo stereo oppure collegatevi a YouTube.

Oltre agli evidenti benefici immediati sulla possibilità di prendere sonno, ormai ampiamente appresi da una lunga tradizione popolare iniziata con i trisavoli e conclusasi con i racconti dei vostri genitori, esiste una letteratura scientifica pressoché infinita che ha mostrato nel corso degli ultimi anni come la fruizione musicale già dai primissimi mesi o giorni di vita favorisca la produzione e il rilascio di una vasta gamma di neurotrasmettitori, utili a regolare l’umore del piccolo e a favorire il suo corretto sviluppo psico-fisico.

Non trovandosi per loro stessa natura in grado di comprendere le varie sfumature del linguaggio parlato, ma possedendo al contempo un udito piuttosto sviluppato, i bambini di età inferiore ad un anno tendono infatti a preferire l’ascolto di melodie ed armonie rispetto ad altre forme di comunicazione acustica e a trovare conforto nelle note dall’effetto rilassante.

A riprova dell’evidenza empirica, un recente studio condotto dall’Università di Montreal ha mostrato la capacità da parte di bambini molto piccolo di subire un trasporto emotivo di fronte alle onde sonore e di dimenticare, durante brevi sessioni d’ascolto, le ragioni che avevano dato origine al pianto e al disagio iniziale che aveva dato vita alla situazione di irrequietezza.

Attraverso un rapido test basato su sessioni di ascolto pari a nove minuti, i ricercatori canadesi hanno effettuato la classica “prova del nove” (sempre di nove si parla) riguardo gli effetti calmanti della fruizione musicale sui piccoli e dimostrato senza ombra di dubbio l’esistenza di un meccanismo biologico, già attivo durante i primissimi mesi di vita, che porta il bimbo a percepire le onde sonore come rassicuranti e in grado di trasmettere emozioni di segno positivo, come un abbraccio materno o la possibilità di succhiare un piccolo oggetto morbido.

Trovandosi privo di facoltà visive talmente sviluppate da consentirgli la piena visione della realtà circostante e dei potenziali pericoli provenienti dall’esterno, il bambino si trova cioè per sua natura costretto ad affidarsi a segnali derivanti dagli altri quattro sensi e trova rassicurante una melodia armoniosa e ripetuta che gli comunica assenza di turbamento e pace interiore.

Inoltre, ulteriori studi paiono attestare come il senso di benessere trasmesso dalla musica riesca ad influenzare la produzione di neurotrasmettitori, come la serotonina, in grado di favorire il rilassamento dell’intera muscolatura liscia presente nel corpo e di migliorare le facoltà cardiache e digestive del piccolo, fino ad dimezzarne i tempi di recupero in seguito ad un trauma o ad un malore e addirittura ad incentivarne la crescita in caso di condizione di sottopeso permanente.

Il complesso sistema di muscoli e nervi presenti nel nostro organismo necessita infatti del giusto quantitativo di neurotrasmettitori per svolgere le sue funzioni senza intoppi (è la stessa ragione in base alla quale i soggetti depressi o ansiosi lamentano fenomeni legati a dispepsia o palpitazioni) e la musica riesce a spesso a riequilibrare queste funzioni, soprattutto in un soggetto privo di una reale storia clinica o di condizioni derivanti da stress post-traumatico in cui l’origine del malore è marcatamente psicologica.

Infine, la musica produce benefici indiretti anche sull’apparato motorio del piccolo, dato che in prossimità dell’anno di età il bimbo inizierà a muovere gli arti in modo ritmato, imparando a coordinare i suoi movimenti volontari sulla base degli stimoli provenienti dall’esterno del suo corpo e acquisendo una crescente autonomia motoria.

Premesso che non esistono reali limitazioni alla musica e che i genitori sono liberi di canticchiare o fare ascoltare ai loro piccoli i loro brani preferiti, risulta evidente a chiunque che l’ascolto prolungato dei Carcass o dei Dark Funeral difficilmente riuscirà a raggiungere l’obiettivo di calmare il piccolo o di conciliargli il sonno a seguito di un brusco risveglio.

Dopo aver passato al vaglio ogni melodia presente al mondo (Carcass e Dark Funeral forse esclusi), i vari studi condotti ad ogni latitudine sono giunti alla conclusione che le due tipologie di musica più adatte ai bambini piccoli sono rappresentate dalle immancabili ninne nanne e da particolari brani di musica classica, seppur con modalità e finalità differenti.

Le nenie e le ninne nanne basano infatti la loro efficacia sulla capacità di riuscire a fare addormentare il bimbo mediante la riproposizione di un semplice tema, protratta lungo l’intero arco della canzone, che riesce a svolgere una funzione rassicurante sul cervello del piccolo a causa di una ripetitività percepita come quiete e nel contempo “ad annoiarlo” fino all’addormentamento, sempre in virtù di un’assenza di variazioni tematiche in grado di stimolare il suo interesse verso le fasi successive del brano.

Alcuni particolari brani di musica classica (ma, a nostro avviso, va bene quasi tutto) stimolano invece l’intelletto del bambino a proseguire nell’ascolto e raggiungono il sopraccitato effetto di trasporto emotivo, comunicandogli un senso di interesse utile a rassicurarlo e calmarlo, anche se meno funzionale a fargli prendere sonno.

Particolarmente raccomandati dagli studiosi di tutto il mondo risultano essere, a tal proposito, l’intero repertorio di Mozart (in particolare le prime sinfonie, anche se noi preferiamo la numero 40 e la 41), in grado di stimolare lo sviluppo cerebrale già dalle prime fasi della vita e di dare vita a quell’effetto sul sistema cognitivo per il quale è stata ideata l’espressione Mozart Effect; i concerti brandeburghesi di Bach, i notturni di Chopin, le sinfonie di Handel, il Peer Grymm di Grieg e le immancabili Quattro Stagioni di Vivaldi.

In generale, risulta consigliato alternare motivetti semplici, ideati per favorire il sonno, con autentiche composizioni complesse, di modo da fornire al bimbo due distinte percezioni della fruizione musicale e da poter associare tanto le ninne nanne quanto l’ascolto musicale ad una sorta di rito in cui il cervello corre rapidamente in direzione dell’azione da svolgere, sia essa quella legata all’addormentamento o alla semplice ricerca di pace interiore.

In caso abbiate un bimbo di pochi giorni e vi troviate dubbiosi di fronte alla possibilità di intraprendere l’avventura musicale al suo fianco, la risposta al quesito iniziale è “da prima che vi poneste la domanda”.

Non esiste infatti alcun limite o controindicazione alcuna circa la fruizione musicale infantile e numerosi studi raccomandano, al contrario, di iniziare a sottoporre il nascituro a lunghe sessioni di ascolto quando si trova ancora nel grembo materno e potrebbe aver già aver sviluppato (anche se la cosa non è mai stata chiarita fino in fondo) una sorta di coscienza primordiale tale da consentirgli il riconoscimento delle note udite anche quando si troverà all’esterno ed assocerà le musiche ascoltate dalla mamma con il suo lieto soggiorno di nove mesi.

Anche riguardo alle tempistiche di esecuzione non esistono regole o limiti, anche se le ricerche interessante hanno sottolineato come i sopracitati nove minuti rappresentino al misura minima per dare luogo agli effetti benefici sull’organismo e per assistere al rilassamento del bimbo a seguito di una sopraggiunta crisi di pianto o comunque di un’irrequietezza di fono in grado di funestarne l’umore durante il corso dell’infanzia.

Se le avete dunque provate tutte nel tentativo di far cessare il pianto del bimbo e di curare quella patologia ereditaria chiamata infanzia che vi spinge a telefonare al pediatra ad intervalli regolari di 5 muniti, suggeriamo un piacevole tentativo musicale (ovviamente non con le cuffie, le foto contenute in questo articolo sono altamente metaforiche), destinato ad influire sulla sfera del benessere del bimbo e a migliorare il vostro umore, in attesa che giungano i lontani giorni in qualche attimo di silenzio potrà sembrarvi perfino più profondo del fluire di note e parole.