Che colore ha la musica?

Alcune persone possiedono una speciale condizione neurologica che permette loro di associare una musica ad un colore in una maniera molto più istintiva e sviluppata di altri. Il termine medico è cromestesia e spesso viene chiamata più semplicemente sinestesia.

È una condizione piuttosto rara, si parla un individuo ogni 3,000. È noto che Kandinsky associasse determinati colori alla musica, ma non era il solo: anche Vincent Van Gogh, David Hockney, Nikolai Rimsky-Korsakov, Leonard Bernstein o Duke Ellington si comportavano ugualmente. A differenza di quanto si possa pensare, però, la cromestesia non funziona sempre allo stesso modo, ovvero non è detto che tutte le persone “sinestetiche” associno lo stesso colore alla stessa musica.

Stephen E. Palmer, professore di psicologia all’Università di Berkley, ha scritto un interessante saggio nel quale spiega questo tipo di fenomeno. Per farlo ha proposto un esperimento: ha scelto cinque brani musicali e ha chiesto a persone “non sinestetiche” di associare tre colori per ognuno.

Quella tra musica e colori, ovvero tra udito e vista, non è l’unica associazione che facciamo. Si possono creare dei collegamenti tra tutti i nostri cinque sensi (vista, tatto, udito, gusto, olfatto). È comune, ad esempio, ricollegare l’immagine di un vetro che si rompe al rumore prodotto dei tanti pezzi che cadono a terra. Questo accade perché il nostro cervello è portato ad avere un’attività multisensoriale continua per riuscire a rispondere a tutti gli stimoli che ci bombardano ogni giorno. Tuttavia non è perfettamente chiaro il meccanismo biologioco alla base della cromestesia: secondo alcuni studiosi è un collegamento tra la corteccia visiva primaria ed l’apparato uditivo; secondo altri è un sistema molto più complesso che comprende molte altre parti del nostro cervello.

Per comprendere tale processo può essere utile mettere a confronto come una persona “sinestetica” risponda ad un determinato stimolo musicale rispetto ad una “non sinestetica”. La similarità dei processi che coinvolgono queste due tipologie sembra suggerire che la cromestesia dipenda dall’attività neuronale che media aree diverse del cervello, come l’amigdala o altre parti del sistema limbico, e non dalla diretta connessione tra diverse cortecce. Questo significherebbe che dipende direttamente dai sistemi cerebrali che regolano le nostre emozioni.

In definitiva, la scelta di un colore associato ad una musica dipende sia dalle caretteristiche intrinseche musicali, sia dalle emozioni che queste suscitano nell’ascoltatore. Come ciò avvenga non è chiaro, ma l’ipotesi è che si tratti di una sorta di antropomorfismo musicale: noi percepiremmo la musica come se fosse una persona che, comportandosi in un determinato modo, esprime delle emozioni.