Bambini, ritmo e linguaggio:A che cosa serve la musica?

L’abilità dei bambini nel riconoscere il ritmo musicale è collegata alla loro capacità di comprendere e utilizzare la grammatica. Questo il risultato di una ricerca (“Musical rhythm discrimination explains individual differences in grammar skills in children”) condotta da Reyna Gordon, ricercatrice del Vanderbilt Kennedy Center, pubblicata dalla rivista Developmental Science.

Riferendosi ai soggetti con disturbi del linguaggio, la connessione evidenziata dallo studio “potrebbe aiutare a orientare il ricorso a particolari tipi di terapia oppure a individuare chi, già in cura, sta rispondendo meglio”, ha spiegato la ricercatrice.

L’esperimento
Venticinque bambini, tutti dell’età di sei anni, sono stati sottoposti a un test musicale strutturato in due fasi successive. Prima di tutto hanno dovuto riconoscere se i due brani proposti all’ascolto erano o meno uguali tra loro. Poi, dopo l’ascolto di una sequenza ritmica, hanno dovuto provare a riconoscerla in una cartone animato.

Dopo la valutazione della sensibilità musicale, si è passati alla valutazione dell’uso del linguaggio: sono stati mostrati ai bambini alcuni oggetti, alcune fotografie e sono state poste loro alcune domande volte a misurare l’accuratezza grammaticale delle risposte come, per esempio, la capacità di usare le forme verbali coniugate al passato.

Risultati
Anche se i test grammaticali e musicali erano molto diversi, la dottoressa Gordon ha rilevato che i bambini che hanno risposto correttamente in un campo mostravano risultati positivi anche nell’altro, indipendentemente dal QI, dall’eventuale esperienza musicale già accumulata e anche dallo status socioeconomico.

Prospettive
Non è certo una scoperta: la lingua parlata ha un suo ritmo specifico, una sua “musica”. Chi riesce a percepire, distinguere e quindi anche a utilizzare questa chiave è in grado di articolare meglio le proprie espressioni e percezioni sia in ambito linguistico che sul pentagramma.

Quando si parla, la mente (non solo quella dei bambini) deve ordinare i suoni, connetterli e costruire un discorso: la sensibilità ritmica aiuta a farlo. D’altra parte, le sequenze ritmiche conferiscono struttura alle frasi musicali: ciò aiuta gli ascoltatori a “seguirne il racconto”.

Anche se la dottoressa Gordon sottolinea che serviranno ulteriori ricerche per capire come sarà possibile applicare le conoscenze derivate dalla sua scoperta, è convinta che il ricorso all’educazione musicale possa contribuire a migliorare le competenze grammaticali.