Siae batte Soundreef: si alla concorrenza, ma solo da organizzazioni senza fine di lucro
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Il sito di ciò che troppi giornalisti chiamano oscuramente Mibact, ovvero il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo non funziona, è offline. È una bella notizia, no? Per un paese che vive di cultura e turismo, cosa vuoi che sia… per cui reperire il comunicato stampa diramato sul tema SIAE vs Soundreef non è semplice.

Tuttavia la sostanza è più o meno questa: Il ‘monopolio’ nella raccolta di diritti da parte di SIAE probabilmente, va verso la conclusione, ma per Soundreef non c’è niente da fare. Infatti, “il governo ha dato disponibilità a proporre al Parlamento una norma che permetta ad altri organismi di gestione collettiva di operare in Italia”. Soundreef non è certo una società senza fine di lucro. Così ha scritto il Ministero guidato da Franceschini in una nota alla stampa. Dopo i rilievi fatti dal commissario UE al digitale Mariya Gabriel, a cui non è comunque seguita una lettera di richiamo formale, la soluzione alle perplessità della UE in ambito direttiva Barnier, insomma, sembra essere vicina.

Chiaramente, però siamo ancora alle ipotesi. Di sicuro non c’è niente.

Da una parte c’è, ad esempio Repubblica, che racconta il turbinio politico della faccenda, e mai e poi mai si ricorda di citare le contraddizioni della situazione. Ad esempio, mentre si raccontano i problemi del governo, le sue scelte spesso un po’ poco decise… non sarebbe bello scrivere qualche volta che Zedef, la società editoriale che Fedez ha con Warner, resta saldamente con SIAE mentre lui fa il paladino combattente di Soundreef?

Dall’altra parte, ecco ad esempio Business Insider, che in questo articolo sembra promuovere SIAE come splendida paladina della musica dalle sorti senz’altro splendide in futuro. Titolo e sostanza: “… sul diritto d’autore la Ue sta con la Siae” (scritto minuscolo)

Piacerebbe, da parte di chi racconta questa telenovela, un briciolo di attenzione verso chi poi con questi organismi collettivi (SIAE, Soundreef, SCF, etc ) deve “interagire”, ovvero deve pagarli per utilizzare musica… proprio quel che accade ai soci di AMP e ai loro clienti.

Già oggi, nei fatti SIAE, vista la sua importante struttura attiva sul territorio, incassa per conto di SCF, una soluzione che semplifica almeno un po’ la vita agli utilizzatori di musica. C’è da sperare che il prossimo futuro vada in questa direzione, ovvero porti una migliore efficienza del sistema di raccolta attuale e non ad una “liberalizzazione” che in realtà diventa soltanto un aumento di incombenze e di quantità di soldi da pagare da parte degli utilizzatori professionali di musica.